Reportage di Matteo Nardone

I Transitanti di Via Cupa - 06/09/2016

"Stanchi di vivere in perenne emergenza, stanchi dell’indifferenza delle istituzioni, alle quali ci sostituiamo da più di un anno, stanchi della disumanizzazione alla quale il migrante assiste ogni giorno, inerte e innocente, durante il suo transito nella Capitale. Ad oggi siamo a 200 presenze circa, senza una struttura, senza un’interlocuzione proficua con le Amministrazioni preposte. I nostri ospiti sono in tenda, senza l’accesso ai servizi essenziali. Lavoriamo ogni giorno per arrangiare posti letto, cibo, aiuto sanitario e legale." [fonte: Baobab Experience]

 

"Per strada manca tutto, anche la dignità. Manca del cibo cucinato, al quale ogni santo giorno provvediamo noi, autotassandoci o chiedendo l’aiuto (per l’ennesima volta e con tanta vergogna e rabbia) a una cittadinanza che per fortuna risponde. Manca un riparo sicuro dalle intemperie, dai trafficanti (perchè sì, il traffico degli esseri umani non finisce con l’approdo in Italia, ma continua in varie forme nel cuore della nostra civilissima Europa), dalle violenze, dal disagio sociale, e non è una tenda improvvisata a restituire umanità a popoli in fuga." [fonte: Baobab Experience]

 

"Manca anche l’igiene, sì, e non è colpa dei nostri migranti né nostra se passando da via Cupa a volte l’odore è nauseabondo; abbiamo dovuto fare affidamento su gruppi d’acquisto per l’installazione di bagni chimici. La doccia invece è un’utopia riservata solo a pochi fortunati, che riusciamo ad accompagnare in altre strutture." [fonte: Baobab Experience]

 

"Quando cercavo di raccontare a molti conoscenti cos’è il Baobab, non riuscivo a rendere l’idea finché non li ho portati in via Cupa. Cedendo alla più che umana tentazione di sottovalutarsi, si è portati a immaginare che un centro di primo soccorso per migranti sia qualcosa di molto complicato. Invece – con un semplicità disarmante che da una parte dimostra di cosa può essere capace una piccola comunità armata di coraggio e buona disposizione d’animo ma dall’altra reclama l’attenzione delle istituzioni – il Baobab è una strada." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, L'Internazionale]

 

"Proprio così. Una semplice viuzza seminascosta tra il Verano e piazzale delle Province, circondata da autofficine, rivenditori di auto usate, piccole botteghe e qualche abitazione. Chi vive a Roma ci sarà passato centinaia di volte senza accorgersi di niente mentre si dirigeva a piazza Bologna o alla stazione Tiburtina." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Avendo il Verano alle spalle, sulla parte sinistra di questo che sembra il vicoletto di un paesino dell’Italia centrale o meridionale, sono montate delle tende. Intorno alle tende ci sono i volontari e le minime attrezzature
(una cucina di fortuna, contenitori per l’acqua, bagni chimici, un presidio medico, uno sportello per l’assistenza legale, anch’esso mobile) necessarie a trasformare ciò che sarebbe solo un accampamento improvvisato in un piccolo miracolo." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Ogni anno, tra queste tende, ci passano oltre trentamila migranti. Non senza difficoltà e disagi, certo, ma l’alternativa sarebbe il nulla." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"I volontari del Baobab sono comuni cittadini (insegnanti, artigiani, avvocati, piccoli commercianti, studenti universitari, infermieri…) per i quali era intollerabile che nel loro quartiere i migranti in transito fossero abbandonati a se stessi. Si organizzano con molta scrupolosità i turni (ogni turno dura dalle quattro alle quattro ore e mezza, la disponibilità va annunciata con ventiquattr’ore di anticipo, i nuovi volontari devono svolgere almeno tre turni in compagnia di quelli con più esperienza prima di muoversi in autonomia)." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Su Facebook viene segnalato a tutti i potenziali donatori ciò di cui c’è bisogno (succhi di frutta, latte uht, tonno e legumi in scatola, zainetti, infradito, confezioni di tachipirina, moduli da campeggio… ). In poche ore un social network che sotto altri polpastrelli sarebbe un amplificatore di sentenziosità si trasforma in uno strumento di solidarietà, che ogni giorno attira dalla Tiburtina, da San Lorenzo, dall’Esquilino, dalla zona di piazza Bologna gente carica di doni." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Molti di questi volontari sono donne e uomini delusi dalla politica istituzionale che, nemmeno lentamente, si è ritirata dal territorio arroccandosi in modo sempre meno intelligente tra le stanze del potere, negli studi televisivi, sui palchi delle sale da congressi dove si mette in scena lo spettacolino del consenso. A un certo punto della vita hanno scoperto che una politica più alta poteva nascere direttamente da loro. Altri, semplicemente, trovano nella solidarietà più che un dovere un ottimo investimento del proprio tempo libero (in termini di cultura, socialità, vita interiore)." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"L’atmosfera tutt’intorno è cordiale (anche se ci vieni la prima volta, per dare una mano o solo per guardarti intorno, la tua presenza non è mai percepita come qualcosa di sgradito) e piena di buona volontà al lavoro, cosa che difficilmente, al netto dei mezzi a disposizione, ho visto in un ufficio pubblico." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Mentre passeggio per via Cupa mi sale la rabbia perché ripenso ai litigi cui assisto ogni giorno sul tema delle migrazioni. 'Basta col buonismo di voi intellettuali!' è l’insulto più frequente contro chi sostiene le ragioni della solidarietà o, alternativamente, contro chi rifiuta di chiudere l’equazione Islam uguale terrorismo. Guardando i volontari del Baobab che non si fermano un attimo, mi chiedo quale significato dia alle parole 'buonista' e 'intellettuale' chi passa tante ore della propria giornata a rovesciare compulsivamente, per lo più chiuso in una stanzetta armato di tastiera, il senso di questi attributi." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Un’altra cosa che colpisce, frequentando il Baobab, è il modo in cui l’universo dell’associazionismo e delle organizzazioni umanitarie si è subito stretto intorno a quest’esperienza. Da qui passano costantemente i rappresentanti del Medu (Medici per i diritti umani), di Save the children, di Amnesty international, gli esperti di A buon diritto, i membri del Consiglio italiano per i rifugiati, di Intersos, di Medici senza frontiere, insieme a tanti altri gruppi piccoli e meno piccoli che mettono a disposizione le proprie competenze." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"In soccorso dei migranti arrivano anche gli addetti di certe Asl. Ci sono l’Arci, i centri diurni psichiatrici. Ci sono gli psicologi pronti a prestare assistenza gratuita. Poiché si tratta di migranti in transito (molti di loro a Roma non torneranno più) alcuni volontari e mediatori accompagnano periodicamente bambini e adulti per un piccolo giro turistico, in modo che vedano almeno il Colosseo, il Palatino, via dei Fori Imperiali. I gruppi di acquisto solidale hanno donato i bagni chimici." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Il cuore della questione sono loro, i migranti. Cosa significa innanzitutto che sono “in transito”? Vuol dire che la loro vera destinazione non è l’Italia, ma i paesi del Nordeuropa. Germania e Svezia soprattutto. Lì gli hanno detto che si trova più facilmente lavoro e che c’è una legislazione più favorevole a chi si trasferisce. Poiché il trattato di Dublino prevede che si debba fare la richiesta di asilo nel primo paese in cui si arriva, dove verrà valutata, loro cercano di non farsi identificare in Italia." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Tutti questi ragazzi e ragazze, uomini e donne arrivano quasi sempre in Europa in condizioni pietose, dopo un viaggio terribile, e sono stanchi, confusi, sospettosi (subire violenze e prevaricazioni è per loro un’abitudine), poco informati non solo sul ginepraio legislativo che li attende ma perfino su com’è fatto il continente dove hanno appena messo piede." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Molti degli ospiti del Baobab vengono dall’Eritrea, dove è al potere una dittatura feroce. Altri fuggono dal Sudan, dalla Somalia, dall’Egitto, dall’Etiopia. La maggior parte sono giovani e giovanissimi. Ci sono molti bambini. Alcuni fanno la fila per mangiare i piatti portati dai donatori. Verso la Tiburtina giocano a pallone. Qualcuno chiede una sigaretta. Dietro i loro volti in apparenza calmi ci sono storie terribili. Molte ragazze e ragazzi sono stati violentati durante l’attraversamento della Libia. C’è chi è stato tenuto per molto tempo in schiavitù dai trafficanti di uomini." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]

 

"Non si contano quelli che hanno perso in mare un fratello, una sorella, un figlio, un genitore. Per non parlare di ciò che hanno vissuto in patria. È tale l’abitudine a subire violenze, che alcuni di loro si spaventano al primo movimento brusco. Tanti la notte hanno problemi a prendere sonno." [fonte: Nicola Lagioia, scrittore, da L'Internazionale]